Ho affidato le 13 scatole ad un camionista sdentato.
Ho buttato tutto il resto.
Ho messo in valigia i pesci.
E sono partita.
Sono arrivata, i pesci sono miracolosamente vivi, nonostante la comunita' scientifica tutta li avesse dati per spacciati, considerate questioni di pressione, temperature, condizioni molto aeronautiche e vari approfonditi studi carrid aut da illustri professoroni di fisica e annesse discipline. Ma loro non sanno che io quando m'impegno. Anche la mia chitarra iamahahh con la acca e' arrivata sana.
Le 13 scatole non sono ancora arrivate, ma quelle devono fare il giro del mondo prima d'approdar a trieste.
Non ho piu' una casa a logoborro. Sono ufficialmente tornata in italia. Trieste e' molto italia.
Il mio maschio suona un bluuus con la yahmahahh in mutande sul divano. Fa molto casa.
La mia vita e' chiusa dentro 13 scatole, 184 chili, tre quarti di
metro cubo. Ho quattro cerotti nella mano sinistra, un taglio pauroso
nel palmo me lo sono fatto spaccando con la bruta forza la bocciona dei
pesci da trenta litri mentre la lavavo, e' stato abbastanza
un'esperienza vedere la bocciona esplodere, poi il guanto aprirsi e la
pelle del palmo dividersi in due. Il mio omo m'ha messo il cerottino,
poi m'ha dato il bacino e m'ha detto "e' cosi' che partono i tendini".
Mi son tanto spaventata, dopo pero'. I cerotti all'indice e al medio ce
li ho per via della taglierina e dello scoch, ho messo troppo scoch, ho
ricoperto la chitarra di tante bollicine e di tanto scoch. Il taglio al
mignolo ancora non ho capito come me lo son fatto, ma e' il piu'
doloroso, che' si sa che i tagli piu' piccolini ai ditini piu'
indifesini sono i peggiori. Per non parlare delle pellicine.
I pesci stanno dentro la boccetta piccola e sono tanto tristi.
Poi ho l'occhio sinistro che non si capisce cos'ha ma non lo posso sfiorare e ci posso manco pensare per un secondo.
Poi ho le gambe piene di lividi a causa d'una sessione di danza del palo un po' estrema.
Poi
guardo la televisione e c'e' university challenge, University college
London, anche detto iusiel da quelli che si sentono molto iuniversiti,
contro un college di chembrig. Un quiz simpatico. Tipo che esce una
scena di un film mai visto degli anni quaranta e quelli sanno attori,
regista, sceneggiatore e cameramen. Uno dei concorrenti dell'usiel e'
un ragazza che ne sa troppo, risponde alle domande di matematica
d'astronomia di storia di letteratura, le fanno sentire 2 secondi d'una
musica sconosciuta e lei la riconosce. E' una donna con il gozzo e la
voce da maschio, in italia direbbero trans e ci sarebbe un gran
dibattito, ma qua giustamente non se ne frega un cazzo nessuno.
Sono
riuscita a mangiarmi un vasetto di umus con il cucchiaino cosi' senza
nient'altro. E' proprio una cosa sbagliata. Pero' c'e' la goduria delle
cose sbagliate.
Self deprecating, come si dice in italiano, quello vabbe',
io lo son sempre stata. Ma era piu' un modo di essere simpatica con le
amichette. In realta', soprattutto da piccola, avevo gran stima di me
stessa e mi sembrava di poter spaccare il mondo. La stima ero dovuta al
fatto che andavo bene a scuola senza studiare, il mio fidanzatino delle
medie Paolo Spanu (ciao paolo) scriveva interi quadernetti di Mariapia
ti amo, ero ambiziosa e competitiva e avevo un gran successo in tutto.
Credevo in un sacco di cose e mi addormentavo la notte sognando di
situazioni in cui salvavo il mondo e venivo premiata con importanti
riconoscimenti e squilli di trombe. Mio padre mi guardava con gli occhi
lucidi spiazzanti dell'orgoglio e della stima. Ciao babbo.
Buttarsi
sempre la merda addosso pero' col passare del tempo non aiuta. Succede
che tu lo fai in simpatia ma qualcuno comincia a crederci. E se
qualcuno ci crede, il dubbio viene anche a te. Una volta che ti viene
il dubbio e' la fine. Se pensi di essere una merda ma la tua vita e'
oggettivamente un successo, cominci a sentire il bisogno di dimostrarlo
con i fatti. E' veloce, a quel punto, il passo tra il sentirsi una
merda e l'esserlo veramente. Psicologia del topolino un po' eh.
Mi c'ha fatto pensare un amico con cui ho parlato ieri, gli
trituravo i coglioni con questioni di dottorato, e m'ha chiesto "ma tu
cosa vuoi fare?". E' una domanda a cui normalmente rispondo
superficialmente facendo la parte del ma tanto non son buona a niente
la vita e' una merda. A 12 anni gl'avrei attaccato una risposta pippa
di 20 minuti. C'ho pensato sul serio pero' e mi son resa conto che non
so cosa voglio fare, non nel senso che sono in dubbio tra la velina e
la modella, non so cosa voglio fare perche' non m'e' rimasto niente.
L'odiare il buonismo alla coeglio di insegui i tuoi sogni spera ama
vivi punta in alto alla guerriero della luce e gabbiano gionatan
livinston (oh quanto vi odio) mi ha portato ad azzerare le ambizioni.
Ambizioni va be' e' troppo, diciamo le voglie. Non quelle alte eh. Non
e' che dovevo diventare una guerriera della luce, minchia, ma avrei
dovuto cercare di tenere in vita un po' di voglia di fare qualcosa.
Mica il premio nobel. Ma almeno un briciolo di ambito in cui mi
interesserebbe lavorare. Non uno di quelli nauseabondi che vanno di
moda per salvare il mondo energie rinnovabili, nanoparticelle, o
scienze accoppiate dall'interdisciplinaggio selvaggio tipo la
neuro-matematica e la psico-ingegneria, dio ce ne scampi e liberi.
(da notare che neuromatematica e psicoingegneria me le sono inventate, poi le ho messe su google ed esistono veramente)
Avrei
dovuto salvare solo un po' di bene per me stessa. E un po' di
leggerezza. Comunque adesso mi rimbocco le maniche ed mi tolgo fuori
dalla merda, prometto. Comincio da lunedi'.
Sono entrata nella casetta di legno a logoborro ieri sera. Spettrale. I pesci m'hanno guardato con un'aria stranita, non m'hanno riconosciuto. I ragni e i topi sono rifuggiti sotto le tavole di legno. Un fantasma e' rientrato nel tubo delle pringles salt and vinegar lasciato sul tavolo da urlike. Il suono delle bolle dell'acquario rimbombava, come se la casa fosse vuota.
Tornare a logoborro e' come tornare nel passato. Quella casa nella mia testa non c'e' piu', invece e' ancora li' che mi aspetta ogni volta per spaventarmi.
Mi sono messa sul divano, ho aperto il tubo delle pringles di ulrike, il fantasma e' scappato via come il pesciolino d'argento da sotto il tappeto del bagno. La casa mi disgusta. Andrebbe lavata a fondo. E' piu' di un mese che non ci vivo. Ma cosa la lavo a fare se me ne devo andare? Me ne devo andare.
Sono tornata per impacchettare l'impacchettabile e spedire in italia. L'ho fatto gia' due volte. Svuotare il conto in banca, buttare tutte le mie cose, farsi un pianto, mettere il nastro adesivo alle scatole.
Ieri ho deciso che dovevo vivere apppieno la mia nuova italianita'. Mi son comprata il paccone di fonzies, l'ho riversato in una ciotolona rossa, ho preso la copertina e mi son sdraiata sul divano 3 posti ricoperto da un fantastico nuovo telo molto etnico 25 euro che pero' non c'azzecca niente con le tende bianche ricamate ed il giradischi. Dalla copertina spuntava solo la mano per mangiare i fonzis.
Ho acceso la televisione ed e' uscito "uomini e donne" ... aahh proprio quello che mi ci voleva per festeggiare la nuova l'italianita'. Un programma come quello non esiste da nessuna parte al mondo. E' una genialata. Mi domando perche' non vendano il format all'estero. La meglio gioventu' ben selezionata e leccata per l'occasione messa a prendersi molto sul serio ed ad interagire davanti ad un pubblico di opinionisti opinionati tuttologi urlanti. Son li' a far finta di creare pseudo dinamiche amorose e a parlarne. Piu' a parlarne pero'. E' un programma che non si puo' criticare. E' quasi meglio del jerry springer show e di trisha. Ma puo' esistere solo in italia. All'estero essenzialmente non c'e' materia prima. Manca il personaggio uomo sopraciglio spinzato capelli piastrati sguardo conturbante dialettica spiazzante e capacita' logica inesistente, che da grande vuole fare non sa manco lui cosa pero' qualcosa alla telvisione. Al di sopra di tutti siede il demiurgo, silenzioso e benevolo, Maria. Il suo ruolo non e' chiaro. Come anche la sua sessualita'. Uno dei tipi di uomini e donne si chiama "Marselo", che se ci penso rido. E' una di quelle cose che mi fa ridere a comando. Marselo. ahah. Marselo. ahahah. Cosi' proprio. Cioe' mi fa stare bene. Mi fa piascere.
maria: mariapia ti fa piascere?
mariapia: si maria, e' una cosa bela.
maria: marselo, ti fa piascere che a mariapia questa cosa faccia piascere?
marselo: si' maria mi fa tanto piascere che a lei faccia piascere
maria: mariapia, sei contenta?
mariapia: maria, tanto
maria: marselo, sei contento?
marselo: maria, sono proprio contento che lei sia contenta che a me abbia fatto piascere che a lei facesse piascere.
I fonzies con uomini e donne vanno benissimo. Ne puoi vedere in effetti il tanto che finisce il pacco perche' poi viene quella sorta di imbarazzo, mi vergogno per loro e devo cambiare. Dopo che ho finito i fonzies poi mi vergogno anche un po' di me stessa eh.
L'ikea e' un luogo di morte. L'alienante immenso cubo blu che ti risucchia e poi ti sputa con il mal di testa ed il mal di stomaco per aver mangiato il cane caldo da 70 centesimi. La prima cosa che ho visto e' stata una donna con in mano il mio stesso zerbino di logoborro. E' stata una violenza. Quello e' il mio zerbino blu, ridammelo!
Io e il mio omo, nonostante l'ammore ci faccia stare tanto tanto vicini attaccati, io quando si fanno le 2 di notte ho bisogno intorno a me d'un raggio di liberta' d'un metro e se lui avvicina una manina nella mia meta' di letto si prende un calcio nelle palle. Ma siccome fa un freddo boia, o sto attaccata a lui che raggiunge temperature di 40 gradi con picchi di 50 gradi sotto le ascelle e nelle pieghette del collo, oppure dall'altra parte del letto e' come star sdraiata s'un lenzuolo di filetto di platessa surgelato. Insomma, c'abbiam bisogno d'un piumino. Anche perche' le coperte della casa puzzano del vecchio (c'abitava un simpatico vecchietto prima di noi, si', e' morto, ma non in casa, spero) e sono di quelle pesantissime che non puoi tenere nemmeno i piedi coi pollici all'insu'. Siccome io odio i centri commerciali, siamo andati nel negozio della bassetti al centro. E' stato molto bello, ci siam fatti una chiaccherata simpaticissima con la signora, abbiam parlato di piume piumette oche anatre e piccioni ma alla fine 250 euro anche no. Rapida triste ricerca su internet, dall'ikea costa poco, e andiamo all'ikea. Arrendendiamoci al nemico. Ci siam stati 3 ore, non abbiamo concluso niente, il piumino che volevamo noi era soldaut, abbiamo speso 40 euro comprando 40 cose inutili da 1 euro l'una, abbiamo visto tutte le case di tutti i nostri amici, io mi sono anche commossa alla vista del divano rosso dei napoletani in cui vado a sdraiarmi regolarmente nelle sere nere logoborresi.
Il mio omo, lo chiameremo palle calciate, ha fatto infine l'acutissima osservazione. Doveva essere il comunismo a farci vestire uguali ed ad omologarci, invece l'ha fatto il capitalismo.
La casa del vecchio invece e' cosi' piena d'anima. Il vecchio si risuolava le scarpe da solo. Faceva le collezioni di monete. Era tutto ordinato. Teneva le ricevute delle bollette pagate degli ultimi 50 anni. La libreria grande fatta dal falegname. L'ombrello di legno. Era patriottico, dice la proprietaria (leggi fascista). Pero' gli voglio bene lo stesso al vecchio. Era un fascista buono. Abbiam trovato almeno 5 tricolori in casa. E aveva quella maniera di aggiustare la casa che ha anche mio padre. Gli uomini di una volta che trovano una soluzione a tutto. Ora invece conviene buttare e ricomprare all'ikea.
Abbiam messo su il giradischi vecchio che era buttato impolverato nell'armadio. Funziona ancora benissimo. Che mbello. Abbiamo anche i dischi di gianni morandi gigliola cinguetta e tutte le hit degli anni 50-60-70. Abbiamo i dischi con le canzoni fasciste. Abbiamo il telefono quello che si gira la ruota. A fare un numero di cellulare internazionale ci vogliono 10 minuti. Funziona anche quello ed e' mbellissimo. Sta uscendo fuori una casa vintage. Se non fosse per l'ikea.
Che poi son stata seduta in cosi' tante biblioteche d'universita' io.
Pensavo a quanto ho scroccato nella mia vita dalle biblioteche e dalle universita'. Quanta luce quanto gas quante connessioni quanti tavoli ho sporcato quanti libri che ho preso in prestito. Quanti soldi m'hanno dato. Quanti investimenti italiani/inglesi/europei buttati. Quante matite quante fotocopie. E non ho mai prodotto un cazzo di utile. E mai lo faro'.
Stamattina m'e' venuta una gran voglia di farmi un giro in centro a trieste ed entrare in uno di quei bar che hanno la locandina fuori, metter su il sorriso e chiedere se mi prendono, che sono tanto brava parlo tante lingue so usare la cassa e faccio il cappuccino caldo non bollente col la schiuma bella soffice con una perfetta omogeneita' di bollicine finissime. Che' poi e' vero. Ho cosi' voglia d'un lavoro vero, con un capo stronzo, con la gente che ti parla, con problemi normali da risolvere. Voglio un contratto svantaggioso a tempo determinato, ce l'hanno tutti, perche' io no? E invece devo scrivere uno di quei curriculum yeah pompando le 4 cazzate che ho imparato. Che poi non servono a nessuno.
Invece son qui. Non mi pagano manco piu'. Giustamente. Che devo dimostrare con una simulazione in C che le retine funzionano. Peccato che sia la simulazione a non funzionare. E per correggere gli errori della simulazione uso le retine. Approccio scientifico. Poi dovro' scrivere un articolo in un cui la simulazione validera' le retine. Successfully demonstrated. Corcazzo. L'idea mi da' il vomito.
In questo momento, cosa darei per fare un cappuccino caldo ad uno. Fargli un sorriso. E fargli uno scontrino. Ma anche un call centre, giuro. Per parlare al telefono con qualcuno e risolvergli un problema. Ma guarda, anche vendergli una batteria di pentole. Ma che dico pentole, le enciclopedie! Ma che dico le enciclopedie, gli aggeggi per misurare la pressione ai vecchi al telefono venderei.
E' chiaro che quello che sto facendo mi sta portando in una direzione pericolosa. Devo finire in fretta. A qualunque costo.
Therefore the simulascions successfully validate the retins. Anche elegantly direi.