Self deprecating, come si dice in italiano, quello vabbe',
io lo son sempre stata. Ma era piu' un modo di essere simpatica con le
amichette. In realta', soprattutto da piccola, avevo gran stima di me
stessa e mi sembrava di poter spaccare il mondo. La stima ero dovuta al
fatto che andavo bene a scuola senza studiare, il mio fidanzatino delle
medie Paolo Spanu (ciao paolo) scriveva interi quadernetti di Mariapia
ti amo, ero ambiziosa e competitiva e avevo un gran successo in tutto.
Credevo in un sacco di cose e mi addormentavo la notte sognando di
situazioni in cui salvavo il mondo e venivo premiata con importanti
riconoscimenti e squilli di trombe. Mio padre mi guardava con gli occhi
lucidi spiazzanti dell'orgoglio e della stima. Ciao babbo.
Buttarsi
sempre la merda addosso pero' col passare del tempo non aiuta. Succede
che tu lo fai in simpatia ma qualcuno comincia a crederci. E se
qualcuno ci crede, il dubbio viene anche a te. Una volta che ti viene
il dubbio e' la fine. Se pensi di essere una merda ma la tua vita e'
oggettivamente un successo, cominci a sentire il bisogno di dimostrarlo
con i fatti. E' veloce, a quel punto, il passo tra il sentirsi una
merda e l'esserlo veramente. Psicologia del topolino un po' eh.
Mi c'ha fatto pensare un amico con cui ho parlato ieri, gli
trituravo i coglioni con questioni di dottorato, e m'ha chiesto "ma tu
cosa vuoi fare?". E' una domanda a cui normalmente rispondo
superficialmente facendo la parte del ma tanto non son buona a niente
la vita e' una merda. A 12 anni gl'avrei attaccato una risposta pippa
di 20 minuti. C'ho pensato sul serio pero' e mi son resa conto che non
so cosa voglio fare, non nel senso che sono in dubbio tra la velina e
la modella, non so cosa voglio fare perche' non m'e' rimasto niente.
L'odiare il buonismo alla coeglio di insegui i tuoi sogni spera ama
vivi punta in alto alla guerriero della luce e gabbiano gionatan
livinston (oh quanto vi odio) mi ha portato ad azzerare le ambizioni.
Ambizioni va be' e' troppo, diciamo le voglie. Non quelle alte eh. Non
e' che dovevo diventare una guerriera della luce, minchia, ma avrei
dovuto cercare di tenere in vita un po' di voglia di fare qualcosa.
Mica il premio nobel. Ma almeno un briciolo di ambito in cui mi
interesserebbe lavorare. Non uno di quelli nauseabondi che vanno di
moda per salvare il mondo energie rinnovabili, nanoparticelle, o
scienze accoppiate dall'interdisciplinaggio selvaggio tipo la
neuro-matematica e la psico-ingegneria, dio ce ne scampi e liberi.
(da notare che neuromatematica e psicoingegneria me le sono inventate, poi le ho messe su google ed esistono veramente)
Avrei
dovuto salvare solo un po' di bene per me stessa. E un po' di
leggerezza. Comunque adesso mi rimbocco le maniche ed mi tolgo fuori
dalla merda, prometto. Comincio da lunedi'.
Sono entrata nella casetta di legno a logoborro ieri sera. Spettrale. I pesci m'hanno guardato con un'aria stranita, non m'hanno riconosciuto. I ragni e i topi sono rifuggiti sotto le tavole di legno. Un fantasma e' rientrato nel tubo delle pringles salt and vinegar lasciato sul tavolo da urlike. Il suono delle bolle dell'acquario rimbombava, come se la casa fosse vuota.
Tornare a logoborro e' come tornare nel passato. Quella casa nella mia testa non c'e' piu', invece e' ancora li' che mi aspetta ogni volta per spaventarmi.
Mi sono messa sul divano, ho aperto il tubo delle pringles di ulrike, il fantasma e' scappato via come il pesciolino d'argento da sotto il tappeto del bagno. La casa mi disgusta. Andrebbe lavata a fondo. E' piu' di un mese che non ci vivo. Ma cosa la lavo a fare se me ne devo andare? Me ne devo andare.
Sono tornata per impacchettare l'impacchettabile e spedire in italia. L'ho fatto gia' due volte. Svuotare il conto in banca, buttare tutte le mie cose, farsi un pianto, mettere il nastro adesivo alle scatole.
Ieri ho deciso che dovevo vivere apppieno la mia nuova italianita'. Mi son comprata il paccone di fonzies, l'ho riversato in una ciotolona rossa, ho preso la copertina e mi son sdraiata sul divano 3 posti ricoperto da un fantastico nuovo telo molto etnico 25 euro che pero' non c'azzecca niente con le tende bianche ricamate ed il giradischi. Dalla copertina spuntava solo la mano per mangiare i fonzis.
Ho acceso la televisione ed e' uscito "uomini e donne" ... aahh proprio quello che mi ci voleva per festeggiare la nuova l'italianita'. Un programma come quello non esiste da nessuna parte al mondo. E' una genialata. Mi domando perche' non vendano il format all'estero. La meglio gioventu' ben selezionata e leccata per l'occasione messa a prendersi molto sul serio ed ad interagire davanti ad un pubblico di opinionisti opinionati tuttologi urlanti. Son li' a far finta di creare pseudo dinamiche amorose e a parlarne. Piu' a parlarne pero'. E' un programma che non si puo' criticare. E' quasi meglio del jerry springer show e di trisha. Ma puo' esistere solo in italia. All'estero essenzialmente non c'e' materia prima. Manca il personaggio uomo sopraciglio spinzato capelli piastrati sguardo conturbante dialettica spiazzante e capacita' logica inesistente, che da grande vuole fare non sa manco lui cosa pero' qualcosa alla telvisione. Al di sopra di tutti siede il demiurgo, silenzioso e benevolo, Maria. Il suo ruolo non e' chiaro. Come anche la sua sessualita'. Uno dei tipi di uomini e donne si chiama "Marselo", che se ci penso rido. E' una di quelle cose che mi fa ridere a comando. Marselo. ahah. Marselo. ahahah. Cosi' proprio. Cioe' mi fa stare bene. Mi fa piascere.
maria: mariapia ti fa piascere?
mariapia: si maria, e' una cosa bela.
maria: marselo, ti fa piascere che a mariapia questa cosa faccia piascere?
marselo: si' maria mi fa tanto piascere che a lei faccia piascere
maria: mariapia, sei contenta?
mariapia: maria, tanto
maria: marselo, sei contento?
marselo: maria, sono proprio contento che lei sia contenta che a me abbia fatto piascere che a lei facesse piascere.
I fonzies con uomini e donne vanno benissimo. Ne puoi vedere in effetti il tanto che finisce il pacco perche' poi viene quella sorta di imbarazzo, mi vergogno per loro e devo cambiare. Dopo che ho finito i fonzies poi mi vergogno anche un po' di me stessa eh.
L'ikea e' un luogo di morte. L'alienante immenso cubo blu che ti risucchia e poi ti sputa con il mal di testa ed il mal di stomaco per aver mangiato il cane caldo da 70 centesimi. La prima cosa che ho visto e' stata una donna con in mano il mio stesso zerbino di logoborro. E' stata una violenza. Quello e' il mio zerbino blu, ridammelo!
Io e il mio omo, nonostante l'ammore ci faccia stare tanto tanto vicini attaccati, io quando si fanno le 2 di notte ho bisogno intorno a me d'un raggio di liberta' d'un metro e se lui avvicina una manina nella mia meta' di letto si prende un calcio nelle palle. Ma siccome fa un freddo boia, o sto attaccata a lui che raggiunge temperature di 40 gradi con picchi di 50 gradi sotto le ascelle e nelle pieghette del collo, oppure dall'altra parte del letto e' come star sdraiata s'un lenzuolo di filetto di platessa surgelato. Insomma, c'abbiam bisogno d'un piumino. Anche perche' le coperte della casa puzzano del vecchio (c'abitava un simpatico vecchietto prima di noi, si', e' morto, ma non in casa, spero) e sono di quelle pesantissime che non puoi tenere nemmeno i piedi coi pollici all'insu'. Siccome io odio i centri commerciali, siamo andati nel negozio della bassetti al centro. E' stato molto bello, ci siam fatti una chiaccherata simpaticissima con la signora, abbiam parlato di piume piumette oche anatre e piccioni ma alla fine 250 euro anche no. Rapida triste ricerca su internet, dall'ikea costa poco, e andiamo all'ikea. Arrendendiamoci al nemico. Ci siam stati 3 ore, non abbiamo concluso niente, il piumino che volevamo noi era soldaut, abbiamo speso 40 euro comprando 40 cose inutili da 1 euro l'una, abbiamo visto tutte le case di tutti i nostri amici, io mi sono anche commossa alla vista del divano rosso dei napoletani in cui vado a sdraiarmi regolarmente nelle sere nere logoborresi.
Il mio omo, lo chiameremo palle calciate, ha fatto infine l'acutissima osservazione. Doveva essere il comunismo a farci vestire uguali ed ad omologarci, invece l'ha fatto il capitalismo.
La casa del vecchio invece e' cosi' piena d'anima. Il vecchio si risuolava le scarpe da solo. Faceva le collezioni di monete. Era tutto ordinato. Teneva le ricevute delle bollette pagate degli ultimi 50 anni. La libreria grande fatta dal falegname. L'ombrello di legno. Era patriottico, dice la proprietaria (leggi fascista). Pero' gli voglio bene lo stesso al vecchio. Era un fascista buono. Abbiam trovato almeno 5 tricolori in casa. E aveva quella maniera di aggiustare la casa che ha anche mio padre. Gli uomini di una volta che trovano una soluzione a tutto. Ora invece conviene buttare e ricomprare all'ikea.
Abbiam messo su il giradischi vecchio che era buttato impolverato nell'armadio. Funziona ancora benissimo. Che mbello. Abbiamo anche i dischi di gianni morandi gigliola cinguetta e tutte le hit degli anni 50-60-70. Abbiamo i dischi con le canzoni fasciste. Abbiamo il telefono quello che si gira la ruota. A fare un numero di cellulare internazionale ci vogliono 10 minuti. Funziona anche quello ed e' mbellissimo. Sta uscendo fuori una casa vintage. Se non fosse per l'ikea.
Che poi son stata seduta in cosi' tante biblioteche d'universita' io.
Pensavo a quanto ho scroccato nella mia vita dalle biblioteche e dalle universita'. Quanta luce quanto gas quante connessioni quanti tavoli ho sporcato quanti libri che ho preso in prestito. Quanti soldi m'hanno dato. Quanti investimenti italiani/inglesi/europei buttati. Quante matite quante fotocopie. E non ho mai prodotto un cazzo di utile. E mai lo faro'.
Stamattina m'e' venuta una gran voglia di farmi un giro in centro a trieste ed entrare in uno di quei bar che hanno la locandina fuori, metter su il sorriso e chiedere se mi prendono, che sono tanto brava parlo tante lingue so usare la cassa e faccio il cappuccino caldo non bollente col la schiuma bella soffice con una perfetta omogeneita' di bollicine finissime. Che' poi e' vero. Ho cosi' voglia d'un lavoro vero, con un capo stronzo, con la gente che ti parla, con problemi normali da risolvere. Voglio un contratto svantaggioso a tempo determinato, ce l'hanno tutti, perche' io no? E invece devo scrivere uno di quei curriculum yeah pompando le 4 cazzate che ho imparato. Che poi non servono a nessuno.
Invece son qui. Non mi pagano manco piu'. Giustamente. Che devo dimostrare con una simulazione in C che le retine funzionano. Peccato che sia la simulazione a non funzionare. E per correggere gli errori della simulazione uso le retine. Approccio scientifico. Poi dovro' scrivere un articolo in un cui la simulazione validera' le retine. Successfully demonstrated. Corcazzo. L'idea mi da' il vomito.
In questo momento, cosa darei per fare un cappuccino caldo ad uno. Fargli un sorriso. E fargli uno scontrino. Ma anche un call centre, giuro. Per parlare al telefono con qualcuno e risolvergli un problema. Ma guarda, anche vendergli una batteria di pentole. Ma che dico pentole, le enciclopedie! Ma che dico le enciclopedie, gli aggeggi per misurare la pressione ai vecchi al telefono venderei.
E' chiaro che quello che sto facendo mi sta portando in una direzione pericolosa. Devo finire in fretta. A qualunque costo.
Therefore the simulascions successfully validate the retins. Anche elegantly direi.
Volevo dire che sono in una casa in uno di quei palazzi. Uno di quei. A trieste. Il resto degli abitanti del palazzo sono vecchi. Vecchi triestini. Tranne la ragazzina di su che lavora alla pizzeria di fronte e che mette vasco rossi a volume alto.
Dalla finestra c'e' il tramonto rosa.
Nell'entrata del palazzo c'e' il regolamento del condominio con due marche da bollo da 10 centesimi di lira. Le marche da bollo c'hanno il profilo d'un vittorio emanuele sopra. Sconcertante. Tra le regole del condominio ce ne sono alcune esileranti. Faro' presto una foto alle regole del condominio. Anzi mo' scendo.
Ho aperto un conto in banca in italia per la prima volta in vita mia. Ho messo una ventina di firme. E' stata un'esperienza proprio interessante. Della portata di andare in cina. Vediamo come sono questi cinesi, vediamo come sono questi italiani. Gli italiani sono dei grandi idealisti, a loro gli piace di fare le cose per bene, inventano un sacco di regole e un sacco di labirinti bellissimi. L'italiano guarda il labirinto e dice, ah che bello. Poi si rende conto che ha fatto le regole un po' troppo complicate e allora se ne sbatte e non le segue. Avere le commissioni da fare a loro piace un sacco, andare in citta' vedere gente passare in banca entrare in un tabacchi alle poste in un negozio. Se al mondo non dovesse esistere piu' il telefono e internet, l'italia sarebbe il posto dove vivere. Un italiano vede lo stesso numero di persone e attacca piu' mezze conversazioni in una giornata di quante un inglese non lo faccia in una vita. E io come sono? come sono non lo so. Pero' questa cosa di vivere in italia la sto vedendo un po' come un erasmus. Tra l'altro ho da imparare una nuova lingua perche' il triestino non lo capisco. C'e' molto il ze. Ma ne devo ancora capire la funzione grammaticale.
Non mi funziona il riscaldamento in casa, mi sto ibernando. E' molto italiana questa scena di me in casa con 2 maglioni, la sciarpa e i calzettoni, fa molto primo anno a cagliari matricola senza riscaldamento e giovanna dentro il letto della nostra doppia che legge marquez.
E di conseguenza il simpatico collega geims mi fa "ma ti sei fatta qualcosa ai capelli?".
Di conseguenza mi si girano le palle (ma avviene ogni qual volta il collega geims mi rivolge la parola).
Il simpaticissimo collega geims e' uno di quei personaggi di logoborro che incontri ad ogni occasione, al supermercato, ad ogni sputo di festa, ad ogni riunione, ad ogni angolo lui t'aspetta col sorrisone. Ce ne sono diversi di personaggi cosi', per fortuna c'e' un ricambio ogni 2/3 anni. Son solo io che son qua da 5 anni. Io e il molfettese. Gli altri vanno e vengono e io sto. Mi sta venendo il dubbio, anche io devo essere il personaggione di logoborro che incontri ad ogni angolo! e sono probabilmente il piu' longevo e il piu' temuto! oh no. Probabilmente geims mi odia, e mette su il sorrisone solo per gentilezza. Come faccio io con lui. Questo pensiero mi corrode.
Sono tornata alla casetta di legno. Mi son buttata sul divano. Ho fissato un po' il soffitto. E ho pianto un po'.
Il giorno del mio matrimozio io non me l'ero mai immaginato. Ed e' per questo che e' stato mbello. Le aspettative rovinano la vita. I giorni prima son stati una guerra contro tutti. Siccome io di matrimoni non sapevo molto (bless you mawiapia), non conoscevo il "pacchetto matrimonio". Non sapevo che solo perche' decidi di sposarti (bless you mawiapia), sei costretto a fare una serie di cose che e' bene che si facciano, si devono fare, altrimenti che matrimonio e', che ti sposi a fare. Che ti sposi a fare senza il buche'? ma io dico, da dove e' uscito ora il buche'. Ma cos'e'? Il mio conzorte dice che il buche' e' un chiaro simbolo fallico, la madre di lui te lo porta la mattina come a dire "pigliati sto buche'", poi tu, dopo sposata, lo lanci ad un'orda di femmine in cerca di buche', che se lo contendono picchiandosi a vicenda. Poi ci sono i fiori. I fiori, che io, lo ammetto, non mi piacciono. A me non piaccioni i fiori. E' come dire "a me non piacciono i bambini", diventi un mostro. Poi ci sono un sacco di cose odiose che si fanno "per fare bella figura" "per far contenti gli ospiti" "perche' e' cosi' che si fa". Il motivo per cui tutte ste cose esistono non e' la tradizione (come cercava di convincermi mia madre) ma e' semplicemente perche' sul business matrimonio ci campa un sacco di gente. E come direbbe mio padre, che buo' fa', s'adda campa'. E io, bless you mawiapia, non lo sapevo. Comunque, fino alla sera prima e' stata una lotta. Poi la mattina del fatidico, mi son svegliata e non me n'e' fregato piu' niente. Son successe cose che non avrei mai accettato prima, tra le piu' raccapriccianti l'addobbo del palazzo da parte delle vecchie del mio condominio che e' sfuggito totalmente al mio controllo, un mazzo di fiori finti dorati piazzato sul pianerottolo dalla dirimpettaia, una serie di tappeti multicolore piazzati da una vecchia all'uscita del portone (la stessa vecchia ci ha fatto dono d'una cornice d'argento e di una paletta d'argento, insieme, boh, io pensavo fosse una presa per il culo), fiocchi multicolore nella ringhiera delle scale. Ricchi premi e cotillion. Fiocchetti e confetti. Poi anche mille gradite sorprese, madonnine di legno e benedizioni papali, piatti rotti che il mio omo si e' spaventato, il fantastico cuscinetto delle fedi fatto da mia madre, mamma fallo piccolo almeno ti prego, e invece era un cuscinone da ospedale. Spiegazione di mia madre "e' cosi' che si fa". Ma siccome son diventata grande, anzi, son diventata signora (minchia), ho lasciato che tutto succedesse con gran leggiuadria e mi son tanto divertita. Mia madre m'ha guardato la mattina con gli occhi un po' lucidi di rabbia "ma come si fa? una sposa senza velo!?" e mi avrebbe rifilato quello del suo matrimonio all'ultimo momento. Il tormentone del velo e' stato il piu' tormentante. L'unica cosa che ha tenuto un po' a bada mia madre e' stato che abbiam pagato tutto noi, altrimenti lei si sarebbe sentita libera di affittare una carrozza. Lo zio monsignore arrivato in direttissima da napoli con al seguito 6 quadri giganti di madonne ha completato il quadretto. Io e il mio fidansato siam stati regolarizzati e istituzionalizzati. Ora che so tutto di matrimoni, vorrei fare la wedding splanner. Tu ingaggiami, io t'aiuto a combattere il volere di tua madre e delle zie. Fino ad un certo punto pero' eh, che' vedere lo sguardo orgoglioso della mamma con il cuscinetto delle fedi ricamato da lei stessa medesima in formato ospedaliero anatomico e' sempre bello. Siamo riusciti anche a non fare la torta (ma ci e' sta torta?) che io ho sempre pensato che mi faceva schifo, cosi', l'idea della torta nuziale, con grande disappunto di molti che si son chiesti "e dov'e' la torta". Il matrimonio e' uno srotolarsi di stereotipi e di cerimonie (appunto) gia' viste. Opponiti. Almeno un po'.
Ma poi la giornata e' stata un lieto tragico degenerare. Siam finiti porcetto cannanau chitarre tamburi e balli sardi e pizzica. Grandi scambi culturali sardegna-puglia. Santu paulu meu e lu sindagu di bosa for ever. Al di la' di tutto quel che resta e' solo un'inondazione immenza di grazia divina, 2 chili in piu' da smaltire di porcetto e pecorino e tanto tanto ammore finche' la muerte non ci separi.
La madre della canalis e' un'insegnante dello scientifico 2 che va a lezione con il maglione con sopra la stampa del suo cane. Giusto per definire i personaggi.
Scena a casa. Personaggi: la canalis, giorgio, the mother-in-law e la zia vecchia sassarese della canalis.
zia: oia oia, aio' appresentacelo questo qui. ma di dove e' poi? della Merica?
mamma: eia, americcano e'. ricco, mi'.
canalis: mamma, guarda che capisce l'italiano.
mamma: eh, e' che male c'e' a dire che e' ricco!?
zia: piuttosto, asco', pecore ne ha?
canalis: no, fa l'attore
zia: l'attore?? eeeehhh, figliami', bedda fregatura che ti sei bigliendi.
zia: e terra ne ha alla Merica?
canalis: ha molte case
zia: ta gazzu mi ni fozzu delle case?! elisabbe', le case crollano mi', alla Merica ci sono glu ragani e i terremmotti. terreni ne ha o no?
canalis (imbarazzata): zia guarda che capisce
giorgio: nevermind, eli ...
zia: e quanti anni ha? mi bari un attimino attemppatto mi bari. digli di tingersene li pili in cabbu che' bari piu' giovvine.
canalis: ma zia guarda che e' considerato un sex simbol, va bene cosi'
zia: sessimbolu di lu gazzu, elisabbe', ghissu non ha peccore e non ha terreni. cosagazzuminifozzu? ma almeno ce n'e' sostanza, dico, sotto? (ammiccando)
mamma: eeeeeia gia' ce n'e' gia' ce n'e' (il "gia'" si traduce con "non ti preoccupare che")
giorgio (fa quella sua espressione imbarazzata)
canalis: aio' ma' finimmila
zia: emmenomale senno'
elisabetta: zia, giorgio ha preparato una frase in italiano da dirvi
zia: sentiamo su'
giorgio: sonou molto onowatou di conoshewvii
zia: ahhh? (rivolgendosi alla madre) cos'ha detto? ma mongoloide e'? ogna fottiddura. se te ne stavi con quell'altro, come si chiamava? bobbo, che almeno era piu' giovine e c'aveva i muscoli, questo sembra anche un po' immingherlino ed e' un be' becciu
elisabetta: zia, mi' che non ne capisci niente. e' un be' bono!
zia: magosa bono, elisabbe', a me mi bari pure un po' frosciu!
mamma: eee saggeratta zi', che gia' non e' male aba'.
zia: va be', va', te ne potevi trovare uno meglio baro'.
Venerdi' prendo un aereo per il nord italia. Il nord Italia.
Sabato notte ho una nave passaggio ponte pezzent per la sardegna.
Domenica mattina sono a sassari.
Ho due liste lunghissime, la lista di cose da fare prima di partire e la lista di cose da fare a sassari.
Fra meno di due settimane convolo a nozze. Mi sposo. Anzi, sposo. Perche' in sardegna non e' riflessivo. Anche quello e' in lista. L'idea che mi sposo ancora non l'ho assorbita. Ogni tanto mi viene e mi provoca eccitazione nervosismo incredulita' rincoglionimento sfelicita' paura. Tutto insieme. Il mio sfidanzato non e' con me a farmi quella faccia da carpa al cartoccio che e' tanto rincuorante.
Spero che mia madre non mi stia organizzando niente alle spalle. Ma io lo so che avro' qualche amara sorpresa. Spero almeno che non ci siano palloncini. Io odio i palloncini. L'ho ammonita diverse volte con fare molto cattivo e spero che l'abbia capito. Ma l'avevo ammonita con fare molto cattivo anche alla mia laurea eppure si presento' con delle simpatiche bomboniere che distribui' alla mie spalle al professore e ad altri. Io volevo morire dalla vergogna. Il mio sfidanzato dice con gran saggezza che io mia madre la devo prendere cosi' com'e' e devo cercare, per quanto possibile, di farla contenta. Dice che mi son fatta grande e la devo capire. Sbaglia nelle ipotesi, io non mi son fatta grande. E poi lei e' piu' grande di me uffi uffi.
Ho sognato che io le dicevo mamma il velo non lo voglio! e lei mi infilava uno spillone in testa con 3 metri di velo bianco. Combattero' fino alla morte.
Il resto della mia vita e' messa in pausa. Il mio dottorato di merda e' in pausa pure quello. Fermo al capitolo 3. La mia ricerca di lavoro nel nord-est-italia e' ferma pure quella.
Devo bloccare la mia vita inglese. Devo andare a dire in banca che non vivro' piu' qui. Devo andare a dire al dottore che me ne vado. Devo andare a dire a quelli della tv license che me ne vado. Devo andare a dirlo al Signore delle Terre. Devo ritirare i miei premi della carta del supermercato. Probabilmente devo gettare la mia sim inglese ed il national insurance number.
Fra un paio di mesi abbandono l'inghilterra. Dopo 5 anni. O 6? 5/6 anni. Abbandono Logoborro.
Come al solito ho messo troppe cose in mezzo. Nei prossimi mesi ci saranno un matrimonio, un dottorato, un trasloco, un nuovo lavoro o una nuova condizioni di disoccupata. La seconda forse. Una nuova citta'. Una nuova casa. Non so come la prendero'. Forse dimagriro' o ingrassero' 20 chili. Come per tutti i momenti di cambiamento della mia vita.
Momenti di cambiamento della mia vita: 18 anni abbandono della famiglia, 22 anni erasmus - abbandono delle certezze, 25 anni abbandono della sardegna, 30 anni abbandono dell'inghilterra.
Seems confusing but somehow makes sense. Well, to me.
I've been trying to find a way of coping today. Ma non ci sto riuscendo. I feel stupid without a reason. The hobs in the kitchen hanno smesso di funzionare ieri notte, while my tangled tagliatelle were struggling to cook. Fish fingers for dinner then. Salmon fish finger though, the pink ones, with the squeeze of a lemon. Basic sainsbury's lemons, 4 for 65p, bargain eh. It doesn't take much to make me happy. That was yesterday.
Woke up this morning feeling di merda. La casa fredda, my empty bed, e poi il latte tiepidino. I managed to warm it up a little in the oven, but I've got to find a better way tomorrow morning. I like my milk boiling hot, little coffee, frothy and soft. The fish gave me their stupid morning look quando stavo per uscire, quell'aria "you wish!". Yesh, I wish I were a fish. Comunque sono arrivata in ufficio con questa sensazione stupida addosso. And I can't get rid of it. Phone calls don't help. My mum reminds me how much she cares about me in her own unique loving way, tormenting me for something she is obsessed about and I am not interested in. Such as, bed sheets she bought on sale, very beautiful ones, you'll see them you'll love them, yes mum.
My orchid is blooming again pero'. E questo dovrebbe bastarmi.
Stasera riprendo con la danza del palo, la pausa conferenza m'aveva
fatto incredibilmente guarire il polso e sarebbe forse meglio star
lontano dai pali ma mi mancano i lividi nelle gambe e le articolazioni
rotte. Ho un bisogno di rompermi le ossa, stirarmi i muscoli e
annerirmi la pelle che non mi lascia. La danza del palo e' perfetta in
questo, appendersi con un braccio ad un palo a muscoli freddi e
scorticarsi le gambe in allegria. E oramai sono passata alle pros.
Perche' ci sono le pros e le begs. Agli inglesi piace abbreviare. Le
professiuonalz e le beginnerz, fighe and scarse. Le pros fanno le cose
a testa allingiu' e io modestamente le faccio. L'ultima volta ho fatto
anche la posa della pattinatrice sul ghiaccio senza braccia e senza
gambe, praticamente mi son appesa col palo sotto l'ascella e son
rimasta su per la sola forza dell'attrito e anche con la sola forza
della volonta' e del pensiero e dell'ammore. E' durata qualche secondo
ed ho urlato molto. C'e' anche la posa gesu cristo in croce a testa
all'ingiu'. Quella invece fa venire due grandi lividoni all'interno
coscia e puoi dire il mio dio mio dio perche' mi hai abbandonato. Ma
tutto sta ad abituarsi alla sensazione dell'attrito sulla pelle e ad
urlare e smadonnare in tutte le lingue in liberta'. Alla danza del palo
vengono poi diversi personaggioni, tra cui la porcona, l'attrice
bionda, la bambina, quella con la faccia appesa e quella grassa che fa
la spaccata. Gli uomini non possono venire, non possono guardare e non
possono immaginare.
Non so com'ha fatto a passarmi sotto il naso la storia d'ammore dell'estate Canalis-cluuunei. Mi rendo conto mo' delle foto a venezia mano per la mano. Hollywood!
No perche' io sarei potuta essere elisabetta canalis. Stessa citta' stesso quartiere a volte anche lo stesso cortile. A 12 anni ci assomigliavamo pure. No davvero. Poi lei a 14 anni e' cresciuta e s'e' fatta com'e', invece io sono rimasta uguale a com'ero, un po' peggio. A 15 anni non giocava piu' in cortile (manco io eh ... solo un po' va be'). A 17 anni ha fatto una pubblicita' alla televisione. Alla televisione! A 18 anni e' andata a milano e non s'e' piu' vista. Adieu. Abbiamo fatto gli stessi studi, solo che lei nella scuola fighetta e io in quella sfigata. Facevamo la pasquetta nella stessa spiaggia. Poi lei e' andata a milan e io a cagliari. Lei alla television e io all'universita'. Lei ricca ed io pezzent.
Questo mi fa pensare. Cosa ne sarebbe stato di me se fossi stata bbona? Bona lo sono, eh, ma intendo bbona. E cosa ne sarebbe stato di elisabbona se avesse avuto la mia testa? io sarei ancora io se fossi cosi'? questi sono i grandi quesiti della vita.
Comunque era per dire, elisabbe', portaci cluunei a sassari ajo', alla faradda de li candereri o in piazzetta ad alghero. Oppure tipo fagli fare oceans' 14 al banco di sardenga di via luna e sole. Elisabbe', portaci hollywood a sassari!
Ieri c'era una trasmissione su Napoli su channel 4.
Un sacco di cose che non sapevo. Presempio. Una donna su tre si dette per soldi o per sigarette o per cibo agli ameriggani liberators. Una donna su tre. Togliendo fuori mia madre che era troppo piccola, due di queste son bottane:
La magia dell'accesso remoto. Sono a casa e sul computer m'appare il computer dell'ufficio.
Lui e' li' ma anche qui. Io sono qui ma anche li'.
E' un inizio di teletrasporto. Il teletrasporto sara' un accesso remoto delle funzioni del nostro corpo. Avremo l'udito remoto, l'olfatto remoto, il tatto remoto, la vista remota e il gusto remoto. A quel punto non ci sara' bisogno di teletrasportarci.
Sto festeggiando questa scoperta importante scongelandomi una merendina. Ho le merendine in frizer per motivi miei. Ci vogliono 5 anni per trovare le merendine in inghilterra.
Tornero' in italia, dove vivono le kinder briozz. Ma non per quello. Ora che ho imparato a teletrasportarmi in ufficio, il momento di tornare in italia s'avvicina. Mi si prospettano due possibilita', sono una donna al bivio, da una parte potrei portarmi tutte le cosine con me in italia, tipo l'orchidea i pesci il mensolone di legno la chitarra i 5 porcellini pieni di monete che pesano 30 chili il divano la pianta che e' diventata un albero etcetera etcetera etciu'. Oppure, potrei buttare tutto o lasciare tutto qua, insomma lasciarmi dietro la monnezza accumulata a logoborro, e fare qualche pacchetto essenziale.
Lo so che per essere sfelici bisogna lasciarsi indietro, pero' pensavo che la maggiorparte della mia vita adulta l'ho trascorsa a logoborro. E un po' sono affezionata alla mondezza che ho accumulato.
Per il teletrasporto degli oggetti inanimati invece c'e' ancora bisogno di ricerca. Gua', ti diro' che ci vedo un gap di ricerca.
C'han portato ad una specie di cena di gran gala ieri. C'erano i camerieri che portavano i piatti con i coperchi a cupoletta e poi te li scoperchiavano davanti con gesti svolazzanti.
Nel piatto c'erano una pallina di carne di porco arrotolata da un filettino di pancettina di non so quale animale con una sputazza di salsetta ai funghi indonesiani e un ciuffettino di erbe magiche. Ho mangiato con i gomiti stretti senza ungere troppo i bicchieri senza spalmarmi sul tavolo come mio solito. Cioe' ho cercato. Poi a fine serata eran tutti un po' brilli e mi son spalmata.
Mi son ficcata in una stanzetta di indigeni con un sacco di computer. Non notano nemmeno piu' la mia presenza.